Ornavasso, al Boden la Veglia di Pentecoste con il Vescovo (fotogallery)

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«La prima immagine della Chiesa è quella descritta nel capitolo 1 degli Atti degli Apostoli: sono i Dodici con Maria e le donne. È la Chiesa mariana, è – per usare un’immagine che era cara a madre Anna Maria Canopi – la centrale idroelettrica dove attraverso la preghiera si immagazzina energia per poi rilasciarla nel mondo. La prima Chiesa, dunque, non è una Chiesa “che fa”, ma è una Chiesa “che prega”».

Con queste parole il Vescovo, monsignor Franco Giulio Brambilla, ha introdotto l’omelia della Veglia di Pentecoste presieduta, la sera di sabato 8 giugno, al santuario del Boden a Ornavasso. La celebrazione nel Vicariato dei Laghi si è svolta in contemporanea con altri cinque appuntamenti in Diocesi, un momento di comunione – seppur a distanza – di tutta la Chiesa gaudenziana novarese.

«Viene allora spontaneo domandarsi, come si faccia ad immagazzinare questa energia – ha proseguito il Vescovo. – La prima risposta la suggerisce il racconto biblico dell’alleanza tra Dio e gli uomini attraverso il dono dei Dieci Comandamenti. Il legame che si stringe tra Dio e gli uomini, ben riassunto con il termine religione, non è un legame di forza, ma di alleanza. Più Dio è presente nella mia vita e maggiormente la mia vita cresce. I cristiani non sono uomini di serie B, sono uomini di serie A, che per vivere questo legame con Dio hanno bisogno di una legge che fa crescere dentro di loro una vita buona, personale e sociale».

Sul tema della legge monsignor Franco Giulio Brambilla si è ulteriormente soffermato, richiamando l’attenzione dei fedeli presenti in santuario su un aspetto fondamentale per gli uomini e le donne credenti. «La legge vissuta solo sulle tavole di pietra – ha detto – rende il cuore stesso della persona di pietra. E, invece, come ci ricorda il profeta Ezechiele, Dio ci aspergerà con acqua pura, ci darà un cuore nuovo, metterà dentro di noi uno spirito nuovo, toglierà da noi il cuore di pietra e ci darà un cuore di carne».

La chiave di volta, dunque, che trasforma il cuore di pietra in cuore di carne è lo Spirito Santo che, riallacciandosi agli insegnamenti di Sant’Agostino, il Vescovo lo ha descritto come «maestro interiore che parla dentro la nostra coscienza, a volte rimprovera, a volte incoraggia; è lo Spirito Santo che ci apre al bisogno di confronto con gli altri, che ci fa uscire dai nostri “appartamenti” e ci fa comprendere quanto abbiamo bisogno del “noi” come l’aria che respiriamo».

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