In tanti hanno partecipato a Novara a “L’Italia che resiste”

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Tra le 300 e le 400 persone hanno partecipato, oggi pomeriggio, sabato 2 febbraio, a Novara, alla manifestazione “L’Italia che resiste”, evento andato in scena in molte città italiane. Un invito a scendere in piazza “per restare umani”, per dire no a razzismi e fascismi, come si leggeva su molti striscioni e cartelloni esposti.

Si è trattato di un’autoconvocazione di cittadini, cittadine e associazioni, per dare vita a una catena umana attorno agli edifici di tutti i Comuni italiani. Una manifestazione per protestare contro le nuove norme contenute nel Decreto sicurezza e per manifestare a favore dell’integrazione e dell’accoglienza dei migranti. Una manifestazione promossa per il 2 febbraio, a pochi giorni dal Giorno della Memoria, perché, spiegano i promotori, «non vogliamo essere come quelli che prima e durante l’ultima guerra hanno fatto finta di non vedere quello che stava accadendo». Ad aderire all’evento associazioni, gruppi, cittadini. Tra chi ha aderito, il Centro di solidarietà San Francesco alla Rizzottaglia onlus, realtà presieduta da Enrico Zaninetti. E’ stata presente anche, con volontari e dipendenti, Liberazione e Speranza, realtà presieduta da Elia Impaloni, che si occupa di salvare donne vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale e che da diversi anni segue e dà un sostegno importante anche a donne vittime di violenza domestica. Sono stati presenti anche Anpi, Assopace, Emergency, Cgil, Partito democratico, NovarArcobaleno, l’Ofs Novara San Nazzaro, Legambiente, Associazione La Torre Mattarella e molte altre associazioni e realtà del territorio.

Nel corso dell’iniziativa, in tanti, si sono alternati nella lettura di brani significativi e indicanti l’importanza dell’accoglienza, del restare umani.

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