Frei Betto: «Brasile a rischio, aiutateci»

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Frei Betto tra don M. Bandera e don Ernesto Bozzini

Il Brasile ha «urgente bisogno del sostegno e della solidarietà degli italiani ai movimenti sociali di opposizione a Bolsonaro». A partire dal primo gennaio, data di insediamento del nuovo governo, «è importante far arrivare all’ambasciata del Brasile a Roma l’appoggio alle proteste dei brasiliani». Con questo appello lanciato nella Domus Mariae lo scorso venerdì 2 novembre il teologo e scrittore brasiliano Frei Betto ha analizzato in un incontro a Galliate la vittoria del nuovo presidente Jair Bolsonaro e ha dato voce ai timori per l’incertezza sul futuro del paese. «In Brasile – ha spiegato Frei Betto – è stato eletto un presidente fascista come reazione all’ex presidente Lula ed al vuoto politico che si è creato a partire dal 2013. Nei 13 anni in cui è stato al potere il Partito dei Lavoratori, fondato da Lula, non ha provveduto ad un’educazione politica dei brasiliani ma si è preoccupato di favorire l’accesso ai beni personali, senza creare infrastrutture come scuole o ospedali, favorendo il diffondersi di una mentalità consumistica invece che solidale e comunitaria. A questo si è aggiunta la piaga della corruzione all’interno del partito di Lula e su cui non è mai stata fatta chiarezza o autocritica. Le politiche neoliberiste di Dilma Rousseff, subentratagli alla presidenza nel 2011, hanno provocato grandi proteste, aggravate da una profonda spaccatura nel partito, dalla mancanza di una proposta alternativa con la conseguente caduta del governo e la disoccupazione per 14 milioni di persone. Purtroppo il Partito dei Lavoratori è vittima delle riforme che non ha attuato, prima fra tutte quella agraria. Quando sono entrato nel governo sono stato incaricato di realizzare un progetto detto “A fame zero” che prevedeva il coinvolgimento di gruppi di gestione formati da rappresentanti dei movimenti sociali, senza la partecipazione dei politici locali. Purtroppo i sindaci si sono ribellati rivendicando la gestione del progetto e Lula dopo due anni ha decretato la fine dei comitati con la conseguenza che il progetto è stato ridefinito “Borsa famigliare” e gli aiuti sono stati distribuiti secondo criteri clientelari». Ma perché proprio Bolsonaro? Pur non appartenendo ai partiti tradizionali, il neo presidente ha saputo incanalare la protesta contro il partito di Lula grazie a due fattori: l’appoggio della chiesa neopentecostale e le reti digitali attraverso le quali sono giunti su 50 milioni di cellulari brasiliani messaggi provenienti dagli USA che sponsorizzavano Bolsonaro. I media poi hanno attribuito a Lula la responsabilità della profonda crisi che ha colpito il Brasile. Quale futuro potrebbe delinearsi sotto la guida di un personaggio le cui dichiarazioni misogine e omofobe, a favore della tortura, della deforestazione e della forza hanno fatto il giro del mondo? Per Bolsonaro tutto si risolve con la forza delle armi. Subito dopo la sua elezione è stato incendiato un accampamento di contadini. «è facile prevedere – ha concluso – la formazione di un governo ultraliberista che userà la censura e la repressione contro i movimenti sociali, favorirà i latifondisti nello sfruttamento dei terreni a danno degli indigeni ed appoggerà le politiche di Trump e di Israele».

Cristiana Popoli

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