La presentazione del nuovo libro di Aldo Lanfranchini

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Sabato scorso, nella Sala Conferenze della Biblioteca, è stato presentato il nuovo libro di Aldo Lanfranchini: Ricordiamoli così…I caduti valsesiani della Prima Guerra Mondiale, evento collegato alla mostra Cent’anni dopo. La Valsesia e i Valsesiani durante la Grande Guerra”.

Quel monumento ai caduti valsesiani nella Grande Guerra che non fu mai eretto, nonostante il Professor Carlo Conti avesse chiesto a tutti i Comuni di inviargli l’elenco dei caduti, ha trovato compimento in questo libro di Aldo Lanfranchini, che conserva e tramanda in modo unitario la memoria di quei soldati.

La Sala Conferenze della Biblioteca era gremita. Tra il pubblico: Pierluigi Prino, Presidente dell’Unione dei Comuni Montani, il capogruppo degli Alpini di Varallo, Ferruccio Guaschino, Silvio Sisti in rappresentanza del Gruppo Alpini di Serravalle, Enrico Pagano, Direttore dell’Istituto Storico, gli storici Alessandro Orsi e Paolo Montini, Aristide Torri, neo Presidente del Consiglio di Biblioteca, Mimma De Leo, rappresentante delle scuole varallesi in seno al Consiglio di Biblioteca. Il Sindaco Eraldo Botta ha portato anche il saluto dell’Assessore alla Cultura Alessandro Dealberto, annunciando che l’apertura della mostra “Cent’anni dopo” sarà prorogata per il gran numero di richieste di visite e nei prossimi giorni ci sarà anche un servizio di RAI 3.

Alice Freschi, nipote dello scultore Carlo Conti, ha presentato la poliedrica figura del nonno, nato nel 1880, che ebbe una vita lunga, vivace ed interessante: “Il nonno oltre che un artista, era un valente studioso: il suo libro “Valsesia archeologica”, pubblicato nel 1931, rimane un importante testo di riferimento per gli studi valsesiani. Maggiore degli Alpini, fu decorato con Croce al merito di guerra. Negli anni tra il 1922 e il 1926 fu chiamato a realizzare molti monumenti ai Caduti non solo in Valsesia. Fu incaricato dalla Soprintendenza Archeologica del Piemonte di disegnare e studiare le incisioni rupestri dell’Età del Bronzo sul Monte Bego e ne censì oltre quarantamila”.

Aldo Lanfranchini con Emilio Stainer sul Corriere Valsesiano,  da quattro anni, cura una pagina dedicata alle notizie della guerra pubblicate cento anni fa: attraverso questo lavoro di paziente ricerca è venuto a conoscenza di molte storie di soldati, da quella di Paolo Tosi che fu creduto morto e salvato dal professor Francione, ai fratelli Rolandi, uno ingegnere minerario, l’altro ingegnere che costruì la prima funivia ad Alagna, a Carlo Battù, che andò volontario in Libia poi partecipò alla prima guerra mondiale e riuscì a tornare vivo, a Carlo Tamiotti di Rossa, il più anziano volontario in guerra, arruolato nella 23 Brigata Como, fino a Mario Tancredi Rossi, che morì sull’Ortigara nel 1917, lasciando importanti  testimonianze epistolari e poetiche. Nella cartellina consegnata da Roberto Freschi ad Aldo Lanfranchini, mancavano le risposte con l’elenco dei caduti di alcuni paesi, Grignasco era tra questi, e ciò era ancora più strano perché Pinet Turlo, il corrispondente del Corriere Valsesiano, era molto attento. Arduino Vettorello è intervenuto ipotizzando che ciò fosse stato determinato dal fatto che il Pinet era attivista socialista massimalista e non interventista e quindi viveva quella memoria della guerra non come qualcosa da celebrare.

Lanfranchini, ricordando le numerose pubblicazioni sulla prima guerra mondiale in Valsesia, ha citato anche un libro del quale era venuto a conoscenza solo il giorno stesso, essendo stato donato alla Biblioteca di Varallo dall’autrice Stefania Scalabrini: “Un giardino di rose e viole” (titolo tratto da un verso di una poesia di Mario Tancredi Rossi), che pubblica le lettere dal fronte dello zio Pietro Modetti di Fobello, morto il 20 giugno 1918 nella “battaglia del solstizio”, inserendole in un contesto di storia familiare e di storia di un paese di montagna, facendola diventare “storia di popolo” come scrive Paolo Crosa Lenz nell’Introduzione.

La Valsesia l’è ‘n pais grass, via la fiòca ven ora i sass”: Aldo Lanfranchini ricordando questo proverbio valsesiano, ha sottolineato come la “Valsesianità” sia qualcosa che cresce dentro: “Il paese dove nasci fa crescere in te radici che non si seccano mai”.

Poiché l’autore è anche l’editore, ha deciso che coperte le spese, i restanti volumi siano distribuiti alle scuole valsesiane e alle biblioteche.

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