Fuori dal coro: Se l’Islam radicale attrae menti deboli e prive di riferimento

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Si è spesso affermato che gli attentati di matrice fondamentalista islamica siano supportati da una visione radicale dell’Islam, cioè siano il risultato di una militanza confessionale che si avvale dell’uso della violenza con l’obiettivo di instaurare una società ispirata ai principi del Corano interpretati in maniera letterale. Questa tesi è comunemente sintetizzata con l’espressione radicalizzazione dell’islamismo.

Dall’esame delle personalità degli autori di recenti stragi si è rilevato che essi spesso sono afflitti da problemi personali e da situazioni di disagio che li spingono ai margini della società, vittime di un disorientamento causato dall’assenza di valori di riferimento. Questa condizione li rende vulnerabili alla propaganda jihadista, che propone un modello che, seppur discutibile, si struttura su valori definiti e solidi, e che pertanto possono esercitare una qualche seduzione su chi è alla ricerca di una identità per arginare il proprio senso di inadeguatezza. In sintesi, la contestazione radicale della società occidentale è esposta a un processo che può essere definito islamizzazione del radicalismo. Questa lettura delle derive terroristiche individuali indica che la penetrazione del fondamentalismo non è solo il risultato di una preordinata aggressione esterna, ma è anche la conseguenza di suggestioni che occupano il vuoto etico di una civiltà esposta ad ogni tipo di influenza, prostrata da una crisi che si declina nella cultura, privata della capacità di evolversi positivamente a causa della mancanza di una dialettica costruttiva fra le forze politiche.

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